Partito Comunista italiano è vivo. L’abbiamo ritrovato!
•2 marzo 2009 • Lascia un commentoIl video dice molto più di mille parole.
In Italia ormai lo Stato di diritto sembra essere diventato il miraggio di un progetto lontano, di cattivi propositi camuffati da buoni, come un lupo che si traveste da agnello. Nella puntata di AnnoZero tra le varie opinioni scaturite dai commenti ai video degli scontri (assalto) della polizia nei confronti dei lavoratori della fiat di Pomigliano si è sentito parlare di Pasolini, della sua poesia (famosa) “Il PC ai giovani” in cui il poeta critica il comportamento degli studenti schierandosi dalla parte dei poliziotti. Il contesto sociale e politico da cui è nata la poesia di Pasolini è molto diverso, se non lontanissimo, da quello attuale in cui le violenze della polizia sono perpretate secondo un piano pensato e disegnato a tavolino. La violenza ai cui si abbandonano i cellerini fa parte di una educazione operata dagli strati più elevati della gerarchia militare e salendo di gradino in gradino si arriva nelle stanza del Ministero dell’Interno e allo staff di uomini dello Stato che ci lavorano. Come sarebbe bello se questi sbirricamicenere di oggi si trovassero a fronteggiare le truppe di rivoltosi sessantottini che certamente non erano numericamente sparuti e indifesi come accade oggi, ma ben arrabbiati e armati, rivoltosi da prendere con le molle. Nel ’68 si svolgeva tutto al contrario. A Valle Giulia vi fu un piano organizzato dai manifestanti per accerchiare i poliziotti e chiuderli in una valle, circondarli e attaccarli. Cosa che riuscì: basta ricontare quanti feriti vi furono in quell’occasione tra le forze dell’ordine. Nello stato attuale non c’è più quella rabbia, lo stato di guerra, di assedio per certi versi, di violenza reale sembra essere sparita dalle intenzioni dei manifestanti, ma nelle forze dell’ordine sembra, contrariamente a come dovrebbe essere, che quella violenza repressiva sia aumentata. Lo sbirro si è tramutato da figlio del povero a semplice strumento, da uomo a manganello. Nelle cariche della polizia c’è soltanto la barbara pretesa di incutere terrore e dolore fisico, oltre che psicologico (i fatti del G8 lo testimoniano) nessuna vocazione o presunzione di ristabilire l’ordine pubblico. Nel caso dei manifestanti di Pomigliano avrebbero dovuto togliersi i caschi, gettare i manganelli e schierarsi dalla parte dei disoccupati, visto che tra un pò anche tra di loro ci saranno poveri morti di fame senza lavoro. Magari quando minifesteranno riavranno con gli interessi quanto loro tempo addietro avevano causato a inermi cittadini.
A tutti gli operai, i lavoratori precari, coloro che ogni giorno fanno i conti con l’incertezza, l’alienazione, lo sconforto, i mille problemi che condizioni pressanti comportano, di risvegliarsi, riprendere coscienza del proprio passato e del proprio futuro. La perdita di identità politica e culturale rende difficile, se non impossibile, comprendere a pieno la vita attuale che scorre dinanzi agli occhi e per questo bisogna ritrovarsi e rifondare il fronte comune di valori e idee, riaffratellarsi dietro il principio di giustizia sociale, imparare o affermarmare la pretesa di protendere verso una prassi lavorativa e non più semplicemente di lavoro. Bisogna che tutti gli operai in primis credano o rivendichino il possesso dei mezzi di produzione, la proprietà delle fabbriche, poichè ciò che producono non finisce nelle dispense del padrone capitalista ma viene venduto in società, a loro stessi che devono indebitarsi per potervi accedere. Il capitalismo ha fallito, è sotto gli occhi di tutti, quel sistema di creare ricchezza sociale, oramai è noto, crea semplicemente ricchezza privata e debito. Si spera che gli operai di Pomigliano abbiano sentito sulla propria pelle, oltre ai manganelli, la violenza dello Stato italiano, di quegli uomini di destra di cui hanno invidiato lo status, lo stile di vita, l’accumulazione, la finta ricchezza illusi di potervi un giorno accedere magari facendo il sei al superenalotto o scovandovi l’accesso dietro il grigio dei grattini. Sappiate che c’è un partito che si è ritrovato. Quando si sarà ripreso dal torpore in cui mani sporche ed irresponsabili l’hanno rigettato sbaraglierà burattini e finti compagni. Chi vi è morto per quest’idea, chi ha sofferto, studiato, patito, certamente non avrebbe mai immaginato nè voluto che finisse così.
Il Partito Comunista italiano non è mai morto, nè scomparso, nè scisso, l’hanno pretenziosamente nascosto, ma l’abbiamo ritrovato.
Viva La Rivoluzione!
Autoritarismo: la Forza Nuova dell’ordine pubblico
•2 marzo 2009 • Lascia un commento
Una telecamera sfasciata da una manganellata ed il sospetto che, guardando anche le sequenze sul sito www.youreporter.it, non si sia trattato di un caso.
Lo sostiene il direttore del Tg di Canale, Italia Angelo Cimarosti, in merito a fatti avvenuti ieri a Bergamo durante l’inaugurazione di una sede di Forza nuova.
“Ieri nel corso degli scontri tra polizia e manifestanti a Bergamo – rileva Cimarosti – un agente di polizia ha deliberatamente piu’ volte manganellato il collega videoreporter del Tg di Canale Italia che stava documentando i fatti. Questo nonostante fosse evidente quale lavoro stesse facendo e si fosse piu’ volte qualificato”.
“A farne le spese fortunatamente solo la telecamera e la possibilita’ di poter svolgere correttamente il mestiere di informare – aggiunge Cimarosti -. Credo che una seria e serena spiegazione da parte del questore di Bergamo e una costruttiva presa di posizione da parte dell’Ordine dei Giornalisti possa essere utile a circoscrivere questo grave episodio a un caso singolo e non ad una tendenza generale. Nella delicata gestione dell’ordine pubblico la stampa deve essere tutelata almeno quanto chi ha diritto a manifestare”.
(fonte RaiNews24)
Il Partito comunista italiano
•21 febbraio 2009 • Lascia un commento
Il partito comunista è, nell’attuale periodo, la sola istituzione che possa seriamente raffrontarsi alle comunità religiose del cristianesimo primitivo: nei limiti in cui il Partito esiste già, su scala internazionale, può tentarsi un paragone e stabilirsi un ordine di giudizi tra i militanti per la Città di Dio e la Città dell’Uomo; il comunista non è certo inferiore al cristiano delle catacombe. Anzi! Il fine ineffabile che il cristianesimo poneva ai suoi campioni è per il suo mistero suggestivo, una giustificazione piena dell’eroismo, della sete di martirio, della santità; non è necessario entrino in gioco le grandi forze umane del carattere e della volontà per suscitare lo spirito di sacrifizio di chi crede al premio celeste e alla eterna beatitudine. L’operaio comunista che settimane, per mesi, per anni, disinteressatamente, dopo otto ore per il Partito, per il sindacato, per la cooperativa, è, dal punto di vista della storia dell’uomo, più grande dello schiavo e dell’artigiano che sfidava ogni pericolo per recarsi al convegno clandestino della preghiera. [...] Appunto perchè il fine della loro milizia è concreto, umano, limitato, perciò i lottatori della classe operaia sono più grandi dei lottatori di Dio; le forze morali che sostengono la loro volontà sono tanto più smisurate e quanto più è definito il fine proposto alla volontà. Quale forza di espansione potranno mai acquistare i sentimenti dell’operario che, piegato sulla macchina, ripete per otto ore al giorno il gesto professionale, monotono come lo sgranamento del chiuso circolo di una coroncina di preghiera, quando egli sarà “dominatore”, quando sarà la misura dei valori sociali? Il fatto stesso che l’operaio riesca a pensare, pur essendo ridotto a operare senza sapere il come e il perchè della sua attività pratica, non è un miracolo? Questo miracolo dell’operaio che quotidianamente conquista la propria autonomia spirituale e la propria libertà di costruire nell’ordine delle idee, lottando contro la stanchezza, contro la noia, contro la monotonia del rione, questo miracolo si organizza nel Partito comunista, nella sua volontà di lotta e di creazione rivoluzionaria che si esprime nel partito comunista.
Antonio Gramsci
Lo sport più semplice del mondo
•18 febbraio 2009 • Lascia un commentoLeggendo attentamente quanto ha affermato stamane Platini non si può non essere d’accordo. Il calcio sta perdendo la sua identità e cioè il concetto sportivo. Il calcio è uno sport, il che significa rispondere a regole prettamente etiche, di rispetto dell’avversario (peculiarità che nel calcio si va lentamente diradando), rispetto di alcuni principi, ad esempio la lealtà sportiva che coincide con l’imbroglio. Simulazioni, rigori rubati, falli guadagnati eludendo l’errore umano e pertanto producendo un’abiura etico – sportiva, per l’appunto l’imbroglio o meglio: il guadagnare la vittoria non attraverso la propria forza effettiva, che poi presuppone un’altra serie di regole tipo: fede nell’allenamento e nella capacità di migliorarsi attraverso il lavoro, la fede sportiva, rispetto dell’avversario e della sua forza (cosa citata poc’anzi) rispetto per chi segue quel dato sport, concezione culturale dello sport, che presuppone anche una cultura della sconfitta (che di rado viene insegnata, soprattutto nel calcio), volontà di primeggiare attraverso l’imposizione delle proprie capacità, rispetto della superiorità dell’avversario, una qualità caratteriale che, purtroppo, non è innata. Il discorso al Parlamento europeo affrontato da Platini risponde a tutte queste logiche, se vogliamo, imprescindibili o scontate, abbandonate o affuscate dal business che, ripetendo le sue parole, mal si adattano ad uno sport qual è il calcio. Argomento stipendi: che cos’è un calciatore? Domanda inutile ma che si rivela fortemente significativa. Un calciatore è prima di tutto, se non soltanto, uno sportivo, un atleta. La domanda allora sarebbe: uno sport può essere effettivamente una professione? Sussistono le prerogative? Se vi fosse dietro una cultura allora se ne potrebbe anche parlare, ma la cultura è qualcosa di talmente vasto ed indefinibile che lo spazio irreale del web nemmeno sarebbe sufficiente a contenere le parole che ci sarebbero da dire in merito. Poniamolo sotto forma di ipotesi: in che modo il calcio potrebbe ridiventare uno sport a tutti gli effetti? Se cominciasse a non snobbare mediaticamente ed economicamente gli altri sport. Nel senso che bisognerebbe restituire il calcio alla accdemie (università, licei, scuole di formazione primaria), intensificare proprio in quei luoghi l’attività educativa circa il senso dello sport e annullare l’opera speculativa e spesso sbagliata, degenerativa degli osservatori, procuratori e talentscout, discorso che si incastra con quanto ha affermato Platini circa i lavoratori – calciatori bambini. Il discorso che concerne in realtà il vero punto del dibattitto politico europeo riguarda la moviola in campo. L’utilizzo di uno strumento tecnologico (mediatico) durante le partite. Cioè surrogare un principio, un valore (la lealtà sportiva) ad una tecnologia. Innescare un meccanismo perverso che risponde al principio “fatta la legge trovato l’inganno”. Mentre in realtà, ripetendo le parole di Platini, il problema dello sport in genere è prioprio il denaro. Non si diventa grandi atleti per scopi puramente arrivistici, di affermazione sociale (perchè poi di questo si tratta), di aspirazioni lucrative. Anche se in realtà qui subentrerebbe il discorso della tendenza innescata dal neocapitalismo di cui non è opportuno disquisire. Un calciatore è soltanto un atleta, perchè si tende sempre ad accomunare lo sportivo con l’uomo, in senso antropologico e sociale, aspetti che in realtà non sembrano assolutamente collimare. Giusto quindi affidare ad un altro uomo la supervisione delle regole di un gioco. Quando diventa meccanico, non è più un gioco, diviene un meccanismo. Si parlava poc’anzi della questione circa l’accomunare lo sporitvo al cittadino, all’uomo. Nel caso odierno è un errore incredibile, perchè il sistema, soprattutto mediatico, li vuole chiusi in uno stereotipo allo stesso tempo popolare e inarrivabile e quindi, per tale motivo, profondamente appetibile. Giustissima, anche per tale ragionevole motivo, la proposta di porre un tetto di età al movimento o circolazione di lavoratori all’interno dell’Unione. Almeno un anno dopo la maggiore età. Il gioco del pallone, diceva qualcuno o parecchi, conserva la sua bellezza nella semplicità delle proprie regole; il calcio è lo sport più semplice del mondo.
